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Lettere al Direttore
lunedì, 1 aprile 2013 ore 13:35
Cara redazione ti scrivo…

 

Un ritorno alla natura per far rivivere il vero valore della terra nell’era di Internet? Riflessioni del nostro lettore Franco Muolo

 

       Gentile Direttore,

 

       mio padre, negli ultimi anni della sua vita, era solito ripetere: ricordatevi figli miei, se un giorno l’uomo smetterà di coltivare la terra, sostituito dalla macchina e dalla chimica (fu sempre contrario all’impianto di ogni tipo di serra), l’ambiente potrebbe subire gravi conseguenze. Tuttavia, ha lasciato sempre che ognuno di noi scegliesse il proprio mestiere. Naturalmente né io e nessun altro dei miei fratelli abbiamo mai scelto di “stare nella terra”. Certo, dopo avere visto e convissuto le condizioni contadine di oltre mezzo secolo fa e nel pieno della nostra giovinezza, come si faceva allora a scegliere il mestiere della terra? Ricordo che i campi si raggiungevano a piedi, oppure in bicicletta o al massimo con un motorino Ducati 65. Solo verso la fine degli anni cinquanta incominciarono ad apparire, dalle nostre parti, le prime utilitarie Fiat (cinquecento e seicento), il cui possesso era alla portata solo di chi poteva permettersi il pagamento del prezzo a rate e firmando il fatidico cambialone di fine anno. La solvibilità era naturalmente legata all’esito favorevole della vendita delle naturali primizie orticole della stagione estiva; nel caso contrario si pagavano gli interessi per avere diritto al rinnovo e aspettare l’annata buona. Questi ricordi oggi mi sobbalzano continuamente in mente, leggendo con avidità i numerosi articoli di Carlo Petrini, fondatore dell'associazione Slow Food, e quelli di Oscar Farinetti, fondatore della catena alimentare Eataly, con i quali viene giustamente auspicato il ritorno alla natura per far rivivere il vero valore della terra nell’era di Internet. Ciò mi riporta drasticamente alla realtà, non tanto per prendere coscienza (giacché è ormai evidente, percorrendo in lungo e in largo le nostre campagne) della gravissima trasformazione in atto dei terreni di Puglia, che si vanno coprendo di bianche plastiche e avvelenando sempre di più, quanto per scoprire che anche in quasi tutti i mercatini ortofrutticoli settimanali dei nostri paesi vediamo messi in vendita (fuori stagione, peraltro a prezzi esorbitanti) grandi quantità di frutta e ortaggi precoci, maturati artificialmente al coperto di serre trasformate in veri e propri laboratori chimici, capaci di computerizzare la consistenza e le fertilità di un terreno allo scopo di rivoluzionarne tutti i cicli biologici. E, quindi, con quali future conseguenze nei riguardi dell’integrità ambientale del nostro ancora, per fortuna, invidiato territorio? Si può lasciare la campagna a un simile, infausto destino? Forse aveva ragione mio padre!

Franco Muolo

Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate

   

 

Parole chiave: monopoli, franco muolo, redazione

 






 

02.04.13 | 09:22

Avrei voluto inserire un commento riguardante la Via Traiana a Monopoli (la penso esattamente come Lia e Domenico)invece vorrei aggiungere che stiamo distruggendo il nostro ambiente naturale anche con la proliferazione di quegli inutili ed irreversibili impianti fotovltaici impiantati su terreni agricoli. E pensare che sono pure sovvenzionati!

di Pesce Dino

 

 

 

 

 

martedì 23 maggio 2017

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