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Editoriale
domenica, 17 marzo 2013 ore 00:50
La genuina umiltÓ di Papa Francesco

Il 266° Vescovo di Roma che la Chiesa aspettava

 

Vaticano, 13 marzo 2013.

Una data come tante altre, ma resa memorabile dalla decisione del Conclave di incoronare Papa, il Cardinale, nonché Vescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio.
Le dimissioni dell’emerito Ratzinger avevano lasciato sorpresi e sconcertati tutti, ma avevano indotto anche ad una profonda riflessione per fare il sunto della situazione, che ci aveva condotti in un viaggio a ritroso nel tempo, alla tanto agognata ricerca della purezza della fede.
Ci eravamo lasciati in attesa di aprire un nuovo periodo storico, un nuovo capitolo, auspicando un altro modus operandi ed ecco che, a scrivere la prima pagina intraprendendo il percorso d’evangelizzazione lasciato da Benedetto XVI, non poteva che giungere Papa Francesco, nella propria umile semplicità.

Ed è proprio “Un umile servitore nella vigna del Signore”, come amava definirsi l’indimenticato ed indimenticabile Papa Giovanni Paolo II, che ha dimostrato di essere sin dalle prime parole pronunziate innanzi all’infinita folla di fedeli accorsi soltanto per lui, ad incitare un generico “W il Papa” dando fiducia ad un Pontefice che nemmeno conoscevano, prima dell’annuncio dell’Habemus Papam.
Un semplicissimo “Fratelli e sorelle, buonasera”, il tenero saluto prima della benedizione – per la quale non si risparmia di introdurre un’altra “novità” -  che gli ha permesso di accaparrarsi, sin da subito, la benevolenza del popolo di Dio.
Un popolo, che così come abbiamo avuto modo di registrare, è orgoglioso di avere l’argentino Bergoglio, proveniente dalla “fine del mondo” come egli stesso ha dolcemente asserito di essere stato scelto, come 266° Vescovo di Roma, perché egli è prima di tutto un umile Pastore.

Impacciato nel dover eseguire il nuovo ruolo affidatogli in una lussuosa pomposità, Papa Francesco preferisce indossare il proprio crocefisso in ferro piuttosto che quello in oro, rinunciare all’anello, all’appartamento papale ed alla papamobile e, preferisce indossare le proprie comode scarpe deformate piuttosto che le griffate scarpe Prada.
Il tutto, perché Papa Francesco si è ispirato agli umili principi di Francesco d’Assisi, uomo della povertà e della pace, desiderando “una Chiesa povera” dove Cristo è al centro, non come successore di Pietro, ma bensì “il cuore della Chiesa” che “senza di lui, Pietro e la Chiesa non esisterebbero né avrebbero ragione d’essere”… 

Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate

   

 

Parole chiave: monopoli, dimissioni, papa, francesco, jorge mario bergoglio, francesco d'assisi, povertÓ, semplicitÓ

 






 

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lunedì 22 maggio 2017

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